mercoledì 5 dicembre 2007

le stagioni del padre - autunno (1° di 5)


Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto...
(Luca 15, 11-13)


sono solo
sono stanco
adesso
di guardare oltre
di pensare in meglio
di negare al cuore
ed alla mente
ciò che è rimasto

il niente

delle tue irrisolte
promesse
del tuo profumo di figlio
rorido
di acque materne
del tuo primo sguardo
varco d’Infinito
di Eterno
mentre il tuo primo respiro

solo un accenno di pianto

si allargava nella sponda
delle mie braccia aperte

sono chiuse
adesso
incrociate
rigide
sono groppo al petto
che cigola di respiro stretto

è un macigno la delusione
una presenza dentro
invadente
a forma di rimpianto

granitica amarezza
rabbia
voglia di cancellarti
se potessi
dal mio ricordo

figlio

hai fatto fagotto
hai impacchettato tutto
presa la tua parte
e chi s’è visto s’è visto

folle
irrequieto
e soprattutto
ingrato
opportunista

maledetta delusione
mina vagante da sempre
nonostante tutti
i sacrifici
che ho sofferto
ingoiato

le nottate perse
da solo
a riparare a tutto
senza un briciolo di tregua
con tua madre
persa
all’improvviso
andata

presa e succhiata via
da un maledetto destino
lei
che ti aveva visto
voluto
tanto
che aveva scelto
e accarezzato
il tuo corpo
prima di tesserlo

tu
figlio dell’abbondanza

tu
almeno tu
un altro destino
un’altra strada maestra

non senza pene e sacrifici
no

certamente

ognuno la sua parte
ognuno artefice del suo destino

ma
solamente
stavolta
niente umiliazioni inutili
niente privazioni
almeno tu

crescere nella serenità
nella sicurezza
in quel po' di benessere pagato
a caro prezzo
da me
da noi
e anche
da tuo
fratello

ecco come mi ripaghi
lo sapevo
maledetto me che ci ho creduto

comoda
troppo
la vita
per le tue spalle tonde
per la tua vena artistica
le tue idee
la tua voglia
irrequieta
immatura
irresponsabile
di cercare non sai nemmeno tu che cosa
purché non fosse
quello che la vita
ti aveva messo di fronte

ho rabbia

sì rabbia
me l’hai ficcata dentro
tu
con la tua fuga
vigliacco

tu e i tuoi maledetti amici
tutti buoni a spendere e spandere
o a vivere di niente
senza ambizioni vere
concrete
solo idee
parole
nuvole

facile
quando alle spalle hai una famiglia
che ti mantiene
e un babbo che s’è finito
di lavoro
per farti studiare
non farti mancare niente
e darti l’esempio

mica le prediche

l’esempio
di cosa voglia dire essere uomo
avere un amore vero
un senso concreto
fisico
dell’onore

semplice rude ignorante
forse
ma vero
dannazione
vero...

e allora
perché
questo maledetto niente?

vento
solo vento
eccolo
spazza le foglie
morte
le manda
a imputridire sotto i piedi

sono due mesi adesso
che non ti fai sentire
che non mi dai notizie
in alcun modo

ti avranno già succhiato tutto
quelle troie attorno
cosa credi voglia
una donna
da te?

per essere stronzi ci vuole
ben altro
che la tua beata
innocente
ingratitudine
incosciente

non si vive di sogni
né di discorsi

sì sei bello di parole
delicato e raffinato
occhi puliti
di figlio amato
di eterno bimbo
ma non bastano
per vivere
da solo
laggiù
ovunque tu sia
adesso

dove sei?

perché mi hai lasciato?

cosa ti ho fatto?

cos’ho sbagliato?

e soprattutto
cosa ti è mancato
qui
con me?

appoggiato
a questa porta
sono qui
a prendere vento
e freddo
per cosa?

a rimuginare e non darmi pace
per chi?

in me
inesorabilmente
cresce l’amarezza
sale il livore
schiuma
mugghia nero
e feroce
dentro

il tuo ricordo scema
lo perdo

albero
che si spoglia
della sua vita
delle sue tinte
resta muto
e nudo

ad aspettare
il freddo

da solo...


(1 di 5 - continua)

Fai il giro del mondo e fai girare il mondo...

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