salire (ricominciare)
metti una domenica da solo
metti di assaggiare
dopo sette mesi
un week-end lontano da Firenze
dai tuoi affetti
i tuoi pensieri
i tuoi fili pendenti
i tuoi tesori grezzi
affidati al Tempo
al Destino
e soprattutto a Loro stessi
e metti che la meta non sia chiara
ma l'anelito sì
il desiderio di uscire
mettersi in moto
ti ascolti il cuore
e tutto il corpo
sei a due passi dal mare
ma non è l'acqua che ti attira
basta
è l'aria
l'altezza
lo spazio di caduta
o volo
senti che hai bisogno
di portarti in alto
altrove
dove puoi vedere tutto
da lontano
e più lontano
strano come il cuore
sia così tenace
nell'aggrapparsi
abbia così voglia
ogni volta
di gettare l’ancora
e di girare intorno
solite ferite
stesso tormento
vie tortuose già viste
circolari
tra il caldo e il freddo
e non veda più altro
perché ritorna sempre?
me lo chiedo
respirando
da Levigliani
frazione di Stazzema
sono in mimetica ed anfibi
ho la tenuta da combattimento
quella che rispolvero
per i momenti d'oro
quando ho bisogno di natura
nuda & cruda
è un 9 marzo
con la primavera
shoccata
risbattuta fuori
in sala d’attesa
ed è buffo quando entro
nel circolo al paese
i ragazzi
pochi
mi guardano un po’ strano
sembro un militare forse
professorino d’assalto
modi gentili ma schivo
portato dalla piena
o dalla neve
chi lo sa
sono le 12
domenica mattina
nebbiolina ma non troppo
umido residuo
di nevicata in quota
e di pioggia che preme
ma non è pronta
ancora
per scendere dal cielo
mangio un panino con la mortadella
fette di pane alle patate
profumato
ansimando per le viuzze
metti di assaggiare
dopo sette mesi
un week-end lontano da Firenze
dai tuoi affetti
i tuoi pensieri
i tuoi fili pendenti
i tuoi tesori grezzi
affidati al Tempo
al Destino
e soprattutto a Loro stessi
e metti che la meta non sia chiara
ma l'anelito sì
il desiderio di uscire
mettersi in moto
ti ascolti il cuore
e tutto il corpo
sei a due passi dal mare
ma non è l'acqua che ti attira
basta
è l'aria
l'altezza
lo spazio di caduta
o volo
senti che hai bisogno
di portarti in alto
altrove
dove puoi vedere tutto
da lontano
e più lontano
strano come il cuore
sia così tenace
nell'aggrapparsi
abbia così voglia
ogni volta
di gettare l’ancora
e di girare intorno
solite ferite
stesso tormento
vie tortuose già viste
circolari
tra il caldo e il freddo
e non veda più altro
perché ritorna sempre?
me lo chiedo
respirando
da Levigliani
frazione di Stazzema
sono in mimetica ed anfibi
ho la tenuta da combattimento
quella che rispolvero
per i momenti d'oro
quando ho bisogno di natura
nuda & cruda
è un 9 marzo
con la primavera
shoccata
risbattuta fuori
in sala d’attesa
ed è buffo quando entro
nel circolo al paese
i ragazzi
pochi
mi guardano un po’ strano
sembro un militare forse
professorino d’assalto
modi gentili ma schivo
portato dalla piena
o dalla neve
chi lo sa
sono le 12
domenica mattina
nebbiolina ma non troppo
umido residuo
di nevicata in quota
e di pioggia che preme
ma non è pronta
ancora
per scendere dal cielo
mangio un panino con la mortadella
fette di pane alle patate
profumato
ansimando per le viuzze
accatastate
mastico e respiro
e ogni tanto bevo alla bottiglia
l'acqua del paese
presa a una fontana
fredda
buona
scorre il torrente
e ci vado accanto
smuovo due sassi
in cerca di un lombrico
aspetto una trota
che esca dalla tana
ma non si fa vedere
o forse non c'è proprio
chi lo sa...
l'Antro del Corchia è chiuso
chiedo
forse riapre a Pasqua
nessuno lo sa
strano mi chiedo
come 'sto paesino fazzoletto
ignori questa cosa
l’unica che qui
quasi
valga la visita
di un forestiero
vabbè
chissenefrega
faccio senza l’Antro
mastico e respiro
e ogni tanto bevo alla bottiglia
l'acqua del paese
presa a una fontana
fredda
buona
scorre il torrente
e ci vado accanto
smuovo due sassi
in cerca di un lombrico
aspetto una trota
che esca dalla tana
ma non si fa vedere
o forse non c'è proprio
chi lo sa...
l'Antro del Corchia è chiuso
chiedo
forse riapre a Pasqua
nessuno lo sa
strano mi chiedo
come 'sto paesino fazzoletto
ignori questa cosa
l’unica che qui
quasi
valga la visita
di un forestiero
vabbè
chissenefrega
faccio senza l’Antro
per oggi
in realtà
mica ho voglia di chiudermi
dentro una grotta
c’è la montagna
ci sono i marmi
strappati ai fianchi
bianchi di rapina
c’è una salita
a prode gocciolanti
e incomincio a andare
non so dove
so soltanto
che ora vado in alto
poi si vedrà
strana compagnia fa il cellulare
è un amico-nemico
invadente
anche quando tace
anzi
a volte è più la non chiamata
che la chiamata
che ti tormenta
e si fa sentire
ho bisogno
di uscire fuori
evadere
da questo campo
da questa rete
da queste connessioni
invisibili
virtuali
tentacolari
da una vita possibile
dai condizionali
no
e un po’ mi aiuta il luogo
spero che le tacche
si assottiglino
lungo i tornanti
che le rocce ovunque
frangano le onde
e mi riportino a casa
dentro di me
solo qui ed ora
al respiro
al passo
all’umido
e al calore
intenso
che sto sprigionando
da sotto i vari golf
che mi sono messo addosso
per stare senza impermeabili
curva dopo curva
sale la strada
è bello
anzi è bellissimo
come sempre nuovo
quando mi volto a valle
ogni tanto
sembra impossibile
aver fatto tanta strada
tanta quota
tanta distanza
un passo alla volta
vedo il campanile
di Levigliani
farsi nano
scolorirsi
ed il rintocco arriva
attutito
bello
come un bambino in fasce
bene
andiamo avanti
cerco tra le prode
fili di salvastrella
o timo
ma non ci sono
pazienza
prendiamo ciò che c’è
salire ha delle fasi
che si ripetono ogni volta
parti perché lo vuoi
ma quando inizi è dura
e soprattutto
è strana
per me stavolta
è ancora più difficile
perché non ho una meta
chiara
e salire è troppo
generico
non ti appaga
come fai a sapere
di essere arrivato?
quale quota basta?
quella della stanchezza?
della lontananza?
della voglia di salire che è finita?
della perseveranza?
quale?
me lo domando
passo dopo passo
ma come sempre
dopo un po’ è il cammino
a fare te
e non viceversa
vedo delle auto parcheggiate
ad una certa altezza
e da lì sentieri serpeggianti
e adesso ho un obiettivo
intanto arrivo lì
mi tolgo un golf
che sto sudando
bevo un sorso d’acqua
mi mangio un’arancia
guardo i cartelli
e poi decido
e così faccio
lo spiazzo è proprio quello
dell’Antro del Corchia
è chiuso
ma la baracchina
della biglietteria
mi fa da spogliatoio
la colonnina
segna 5 gradi
ma non ho freddo
anzi
sto sudando
mi tiro su le maniche
e orino in libertà
perforando la neve
fino a scoprire l’erba
quella vecchia
che quella nuova
non è ancora pronta
l’urina fuma
come il mio respiro
bello il mio calore
lo penso tutte le volte
e mi pulisco con la neve
bene
si riparte
c’è un sentiero
il 9
che si inerpica
come un serpente
stacca di brutto
a strapiombo
sulla montagna brulla
infarinata a neve
il manto è a chiazze
seguo le peste
e i segnali del C.A.I.
mentre i cavi sospesi
di una teleferica
danno le vertigini
contro il cielo grigio
ma dopo una mezz’ora
o forse meno
sono sotto di me
e il capogiro
stavolta
è nel guardare in basso
che il piano si allontana
e le cime si avvicinano
due poiane volteggiano
splendide
arrivo a scollinare
sono le 2
c’è un silenzio totale
a parte il torrente
giù
lontano
e il lieve crepitare
dei fiocchi svolazzanti
Passo dell’Alpino
quota 1030 o giù di lì
nessun'anima viva
tante lapidi salendo
tante lastre di marmo
o di pietra serena
nomi incisi
date
fatti
parole antiche
lembi di poesia
per i caduti in guerra
o per le mine
o per l’alpinismo
misto di curiosità
timore
rispetto
e pure orgoglio
in me
che vado su da solo
e penso a quei caduti
cerco Mosceta
il Rifugio Del Freo
e un cartello posto al valico
dà la meta
a mezz’ora di cammino
bene
adesso è neve un po’ più spessa
sto girando dietro alla montagna
e il vento ha spalmato il manto
più abbondante qui
sto un po’ più attento
a mettere i passi
dentro le impronte altrui
lungo la cresta
e affondo al ginocchio
il sentiero poi si infila
dentro un bosco improvviso
esercito inaspettato
invisibile da valle
alti abeti incappucciati
smorzano la luce
ci siamo quasi
incrocio due famiglie
coi bambini in testa
spengono le voci
quando appaio
sfilano accanto a me muti
passano le donne
chiudono la fila i padri
quanto manca al rifugio?
5 minuti
forse meno
bene
ce l’ho fatta
23 minuti
proprio un bel passo
eccolo
il Del Freo
arriva improvviso
arancio-rosa
si erge solitario
alla foce di Mosceta
dove sgorga la sorgente
qui la neve è tanta
al suolo
e nell’aria
bene
scrollo la testa fradicia
sbatto gli anfibi sui gradini
lascio il bastone fuori
ed entro
odore buono
di fuoco acceso
di cenere
e di minestra
nell’aria poco illuminata
quattro persone a un tavolo
mangiano
mi salutano
salve
siete ospiti o gestite voi il rifugio?
lo gestiamo noi
faccio tre volte
il giro ed il ripasso
dei nomi
che sono un po’ ghiacciato
fuori e dentro
sono un po’ emozionato
mi spoglio
metto ad asciugare
la roba bagnata
e tiro fuori il golf
che avevo risparmiato prima
F. mi prepara un tè
S. mi fa domande
e un giovane
che si rivela il figlio
di una mia amica prof
all'Alberghiero di Viareggio
mi ricollega al piano
a Firenze
al quotidiano
sono contento
molto
di essere arrivato
io adoro la montagna
e chi la ama
salire fa selezione
ti riporta a te
e chi è abituato ad affrontare
la solitudine
e gli elementi
è un po’ più vero
forse
un po’ più in contatto
con la realtà
o solamente
forse
è un po’ più semplice
e immediato
ed io oggi
ne ho bisogno
devo spogliarmi
da un po’ di vita inutile
da tante congetture
e ritornare all’osso
scegliere
sapere
vivere
strano come un tè
con una fetta di torta
sia così buono
così caldo
così semplicemente quello che serve
adesso
bello sintonizzarsi
su persone nuove
bello l’incontro
con chi vive tra i monti
con chi ha nelle mani
e al volto
i segni
di un camminare
che è frequente
e non è liscio
parlo con questa S.
nome che sa di boschi
ci sto bene
volentieri
dentro il rifugio gioca un bimbo
ha l’età del mio
più o meno
è col suo babbo
forse lei è la madre
non lo so
non lo domando
resto col dubbio
parliamo del volo
strana coincidenza
solo tre giorni prima
ho scoperto
che un professore a scuola mia
fa volo libero
e gli ho chiesto di insegnarmi
anche lei lo conosce
e gli ha promesso
da molto più tempo ormai
che avrebbe tentato il volo
ma ancora non l'ha fatto
e rimanda sempre
bene le dico
adesso ci penso io
lo facciamo insieme
sai
volare
in realtà
mica ho voglia di chiudermi
dentro una grotta
c’è la montagna
ci sono i marmi
strappati ai fianchi
bianchi di rapina
c’è una salita
a prode gocciolanti
e incomincio a andare
non so dove
so soltanto
che ora vado in alto
poi si vedrà
strana compagnia fa il cellulare
è un amico-nemico
invadente
anche quando tace
anzi
a volte è più la non chiamata
che la chiamata
che ti tormenta
e si fa sentire
ho bisogno
di uscire fuori
evadere
da questo campo
da questa rete
da queste connessioni
invisibili
virtuali
tentacolari
da una vita possibile
dai condizionali
no
e un po’ mi aiuta il luogo
spero che le tacche
si assottiglino
lungo i tornanti
che le rocce ovunque
frangano le onde
e mi riportino a casa
dentro di me
solo qui ed ora
al respiro
al passo
all’umido
e al calore
intenso
che sto sprigionando
da sotto i vari golf
che mi sono messo addosso
per stare senza impermeabili
curva dopo curva
sale la strada
è bello
anzi è bellissimo
come sempre nuovo
quando mi volto a valle
ogni tanto
sembra impossibile
aver fatto tanta strada
tanta quota
tanta distanza
un passo alla volta
vedo il campanile
di Levigliani
farsi nano
scolorirsi
ed il rintocco arriva
attutito
bello
come un bambino in fasce
bene
andiamo avanti
cerco tra le prode
fili di salvastrella
o timo
ma non ci sono
pazienza
prendiamo ciò che c’è
salire ha delle fasi
che si ripetono ogni volta
parti perché lo vuoi
ma quando inizi è dura
e soprattutto
è strana
per me stavolta
è ancora più difficile
perché non ho una meta
chiara
e salire è troppo
generico
non ti appaga
come fai a sapere
di essere arrivato?
quale quota basta?
quella della stanchezza?
della lontananza?
della voglia di salire che è finita?
della perseveranza?
quale?
me lo domando
passo dopo passo
ma come sempre
dopo un po’ è il cammino
a fare te
e non viceversa
vedo delle auto parcheggiate
ad una certa altezza
e da lì sentieri serpeggianti
e adesso ho un obiettivo
intanto arrivo lì
mi tolgo un golf
che sto sudando
bevo un sorso d’acqua
mi mangio un’arancia
guardo i cartelli
e poi decido
e così faccio
lo spiazzo è proprio quello
dell’Antro del Corchia
è chiuso
ma la baracchina
della biglietteria
mi fa da spogliatoio
la colonnina
segna 5 gradi
ma non ho freddo
anzi
sto sudando
mi tiro su le maniche
e orino in libertà
perforando la neve
fino a scoprire l’erba
quella vecchia
che quella nuova
non è ancora pronta
l’urina fuma
come il mio respiro
bello il mio calore
lo penso tutte le volte
e mi pulisco con la neve
bene
si riparte
c’è un sentiero
il 9
che si inerpica
come un serpente
stacca di brutto
a strapiombo
sulla montagna brulla
infarinata a neve
il manto è a chiazze
seguo le peste
e i segnali del C.A.I.
mentre i cavi sospesi
di una teleferica
danno le vertigini
contro il cielo grigio
ma dopo una mezz’ora
o forse meno
sono sotto di me
e il capogiro
stavolta
è nel guardare in basso
che il piano si allontana
e le cime si avvicinano
due poiane volteggiano
splendide
arrivo a scollinare
sono le 2
c’è un silenzio totale
a parte il torrente
giù
lontano
e il lieve crepitare
dei fiocchi svolazzanti
Passo dell’Alpino
quota 1030 o giù di lì
nessun'anima viva
tante lapidi salendo
tante lastre di marmo
o di pietra serena
nomi incisi
date
fatti
parole antiche
lembi di poesia
per i caduti in guerra
o per le mine
o per l’alpinismo
misto di curiosità
timore
rispetto
e pure orgoglio
in me
che vado su da solo
e penso a quei caduti
cerco Mosceta
il Rifugio Del Freo
e un cartello posto al valico
dà la meta
a mezz’ora di cammino
bene
adesso è neve un po’ più spessa
sto girando dietro alla montagna
e il vento ha spalmato il manto
più abbondante qui
sto un po’ più attento
a mettere i passi
dentro le impronte altrui
lungo la cresta
e affondo al ginocchio
il sentiero poi si infila
dentro un bosco improvviso
esercito inaspettato
invisibile da valle
alti abeti incappucciati
smorzano la luce
ci siamo quasi
incrocio due famiglie
coi bambini in testa
spengono le voci
quando appaio
sfilano accanto a me muti
passano le donne
chiudono la fila i padri
quanto manca al rifugio?
5 minuti
forse meno
bene
ce l’ho fatta
23 minuti
proprio un bel passo
eccolo
il Del Freo
arriva improvviso
arancio-rosa
si erge solitario
alla foce di Mosceta
dove sgorga la sorgente
qui la neve è tanta
al suolo
e nell’aria
bene
scrollo la testa fradicia
sbatto gli anfibi sui gradini
lascio il bastone fuori
ed entro
odore buono
di fuoco acceso
di cenere
e di minestra
nell’aria poco illuminata
quattro persone a un tavolo
mangiano
mi salutano
salve
siete ospiti o gestite voi il rifugio?
lo gestiamo noi
faccio tre volte
il giro ed il ripasso
dei nomi
che sono un po’ ghiacciato
fuori e dentro
sono un po’ emozionato
mi spoglio
metto ad asciugare
la roba bagnata
e tiro fuori il golf
che avevo risparmiato prima
F. mi prepara un tè
S. mi fa domande
e un giovane
che si rivela il figlio
di una mia amica prof
all'Alberghiero di Viareggio
mi ricollega al piano
a Firenze
al quotidiano
sono contento
molto
di essere arrivato
io adoro la montagna
e chi la ama
salire fa selezione
ti riporta a te
e chi è abituato ad affrontare
la solitudine
e gli elementi
è un po’ più vero
forse
un po’ più in contatto
con la realtà
o solamente
forse
è un po’ più semplice
e immediato
ed io oggi
ne ho bisogno
devo spogliarmi
da un po’ di vita inutile
da tante congetture
e ritornare all’osso
scegliere
sapere
vivere
strano come un tè
con una fetta di torta
sia così buono
così caldo
così semplicemente quello che serve
adesso
bello sintonizzarsi
su persone nuove
bello l’incontro
con chi vive tra i monti
con chi ha nelle mani
e al volto
i segni
di un camminare
che è frequente
e non è liscio
parlo con questa S.
nome che sa di boschi
ci sto bene
volentieri
dentro il rifugio gioca un bimbo
ha l’età del mio
più o meno
è col suo babbo
forse lei è la madre
non lo so
non lo domando
resto col dubbio
parliamo del volo
strana coincidenza
solo tre giorni prima
ho scoperto
che un professore a scuola mia
fa volo libero
e gli ho chiesto di insegnarmi
anche lei lo conosce
e gli ha promesso
da molto più tempo ormai
che avrebbe tentato il volo
ma ancora non l'ha fatto
e rimanda sempre
bene le dico
adesso ci penso io
lo facciamo insieme
sai
volare
col parapendio
in silenzio
è uno dei miei sogni
come salire sul Bianco
vedere l’Everest
fare il rafting in Umbria
andare negli Stati Uniti
ed atterrare in Russia
è un mio sogno
scrivere cose belle
raccontarle
prendere la mia vita
come fosse un seme
e spargerlo nel mondo
credere alla vita
pensare in grande
e avere una compagna
una sorella
un amore Donna
che voglia volare
e vivere
per sé
e insieme a me
sono mesi che non sto sognando
è uno dei miei sogni
come salire sul Bianco
vedere l’Everest
fare il rafting in Umbria
andare negli Stati Uniti
ed atterrare in Russia
è un mio sogno
scrivere cose belle
raccontarle
prendere la mia vita
come fosse un seme
e spargerlo nel mondo
credere alla vita
pensare in grande
e avere una compagna
una sorella
un amore Donna
che voglia volare
e vivere
per sé
e insieme a me
sono mesi che non sto sognando
faccio la sentinella agli incubi
mesi
che non racconto più
cosa mi emoziona dentro
e forse è per questo
che nessuno
me lo chiede più
mesi che sto al capezzale
di una vita possibile
attonita sotto la neve
e non so più nemmeno
se ha voglia di primavera o no
prendo una cartolina
per i miei bambini
S. mi dà due cerotti
per i talloni
contro le galle
ora i vestiti
sono asciutti
e li rimetto addosso
che non racconto più
cosa mi emoziona dentro
e forse è per questo
che nessuno
me lo chiede più
mesi che sto al capezzale
di una vita possibile
attonita sotto la neve
e non so più nemmeno
se ha voglia di primavera o no
prendo una cartolina
per i miei bambini
S. mi dà due cerotti
per i talloni
contro le galle
ora i vestiti
sono asciutti
e li rimetto addosso
stanno chiudendo il rifugio
e si riparte a valle
scendo con F.
ed i suoi tre cani
lei mi racconta tante cose
di sé
del suo mondo
della strada che ha fatto
e delle finestre a cui si affaccia
adesso
io non racconto cose
parlo solo di sensazioni
di animali
parlo dei miei incontri
di una donnola trovata la mattina
morta
sull’asfalto
e messa sul muricciolo
parlo delle poiane
dei funghi
dei bagni nel torrente con i miei bambini
di un’aquila sul Gran Paradiso
delle mie mani
che erano fredde e viola
mezz'ora fa
uscite dal rifugio
e ora sono calde
e morbide
mentre già si vedono le auto
è un soffio la discesa
sarà che siamo in due
sarà la gravità
non lo so
ma arrivare al Corchia è breve
e dietro di noi
già ci raggiungono la S.
con il babbo ed il bambino
scendo un bel tratto a piedi
della sterrata
poi arriva il trio
col fuoristrada
che mi dà uno strappo
fino a Levigliani
torno alla mia Y
spazzolata bene
dal nevischio
e dalla pioggia
e prima di infilarmi
guardo in alto per vedere
dov’ero andato
dov’ero salito
e sono fiero
e appagato
ho nelle gambe quello sfinimento
che è bello
che riconosco
e chiudo lo sportello
vado a prendermi una pizza a trancio
e dalla pioggia
e prima di infilarmi
guardo in alto per vedere
dov’ero andato
dov’ero salito
e sono fiero
e appagato
ho nelle gambe quello sfinimento
che è bello
che riconosco
e chiudo lo sportello
vado a prendermi una pizza a trancio
ed un caffè macchiato
a Seravezza
e a farmi una doccia a casa
torno a quota zero
a pelo del mare
ma ho una prospettiva nuova
nitida
dentro il mio corpo
sulla mia pelle
promessa di volo
libero
ritrovata
in alto
prima del disgelo
fratello mare
oggi eri neve
eri gocce dalle prode
sorgente
nebbia
eri tè
a Seravezza
e a farmi una doccia a casa
torno a quota zero
a pelo del mare
ma ho una prospettiva nuova
nitida
dentro il mio corpo
sulla mia pelle
promessa di volo
libero
ritrovata
in alto
prima del disgelo
fratello mare
oggi eri neve
eri gocce dalle prode
sorgente
nebbia
eri tè
caldo
eri ritorno a casa
eri movimento
eri ritorno a casa
eri movimento
trasformazione
torno a Viareggio
torno a Viareggio
al tuo letto
profondo
inquieto
tenebroso
dove ti agiti
salato
scalpiti
nei tuoi confini
nei tuoi confini
rigidi
immutabili
dai cui
però
dai cui
però
puoi liberarti sempre
quando lo vuoi
quando ti affidi al Sole
al Vento
al Volo
quando l'Amore ti chiama
quando lo vuoi
quando ti affidi al Sole
al Vento
al Volo
quando l'Amore ti chiama
quando vuoi ricominciare
**********************
Una canzone per me:
Claudio Baglioni,
strada facendo vedrai che non sei più da solo...

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