martedì 24 giugno 2008

le stagioni del padre - primavera



andata
me ne rendo conto adesso
questa stagione mi è passata accanto
o attraverso
mentre aspettavo ciò
che non è mai arrivato

strana
questa sensazione sterile
si è risvegliato il mondo intorno
tutto bene o male
è rifiorito
ha rivestito i suoi colori
e i suoi profumi

ma sarà stata l’acqua
incessante
non lo so
o il freddo
che non se n’è mai andato via
davvero
dall’aria
dal mio respiro
ma questa
per me
non è mai stata davvero
primavera

pace
così è andata

ma ho bisogno
di cambiare aria
e subito

voglia
di allargare il giro
di vedere altro
di sentirmi nuovo
in qualche modo

so
lo sento
lo voglio credere
che da qualche parte
c’è

mio figlio
è vivo
e lui mi sta pensando

lo vedo
è stanco
e solo
che rimpiange
ciò che qui ha lasciato
quanto amore ha rinnegato
quanta vita che non ha vissuto qui

vede suo padre
forse

lo so
ma
io non posso vivere
di attesa
di rinuncia
di consumarmi piano piano
arrovellandomi
a chiedere che cosa non ha funzionato
cosa ho sbagliato io
cosa ha sbagliato lui
cosa non funziona nella vita
perché ogni cosa
anche la più bella
non basta mai
non dura
non arriva
ti tradisce

basta…

io devo subito
voltare pagina
andarmene
da questo luogo e tempo e casa e tutto
da questo vuoto che pesa come un piombo

è vero
chi ti si nega
ti lega
ti tiene in pugno

niente ti succhia via la vita
l’anima
come un’assenza
carota sempre a un passo
non ti sfama mai
e non vedi altro
niente di niente intorno
e non cerchi nulla
sempre e solo quella

basta

adesso me ne vado via
faccio fuori in un colpo solo
i miei riti quotidiani
la mia comoda infelicità

parto
destinazione nord
profondo
dove non ho mai posato il piede
dove non conosco niente
dove nessuno mi conosce
o aspetta
o non mi aspetta più

vado a sentire cosa sono e chi
quando sono altrove
voglio sguardi nuovi
stranieri
in cui specchiarmi
voglio donne nuove
facili
o difficili

pelli bianche e capelli biondi
occhi diversi
dove misurarmi
dove riazzerare il conto

voglio stancarmi della vita
scendere il suo crepaccio

vivere il cielo senza la notte
il ghiaccio perenne
l'oceano
l'oceano...

fino a morire dentro
di nostalgia
se mai la potrò più provare
se mai mi potrò di nuovo
abbandonare
a una promessa di sole
una speranza di tenerezza
che non si dilegui all’alba

via dalla casa dei figli
io non sono più padre
non sono più storia
non ho più memoria
né la voglio avere
per nessuno
io me ne vado da tutti

me ne vado a prendermi
qualunque uomo io sia
dovunque me ne sia
andato…


(continua...)

18 commenti:

Anonimo ha detto...

che succede?
ciao

Anonimo ha detto...

a nord, a sud, il giro del mondo.....ma ancora non ti sei trovato Marco?
chi sei quando sei altrove? ancora non sai che non esiste l'altrove? "ovunque vai la città ti seguirà sempre" (K.KAVAFIS)- la città - o M, o I, o R, o A.
vedi che è meglio una felicità SCOMODA, piuttosto che una comoda infelicità?
diceva Picasso: io non cerco - trovo. Elaborando ciò che trovava creò opere immortali.
Forse se smetti di cercare ti accorgerai di tutto quello che avevi trovato senza vederlo, tutto preso com'eri dal tuo auto-innamoramento da Narciso.
auf viedersehen schatzi

M. ha detto...

caro o cara anonimo/a (ma direi cara, i consigli nn richiesti vengono più spesso dalle donne...), che mi citi Picasso, Kavafis ecc... leggo e rileggo le tue parole ma ci capisco poco... e magari perdo qualcosa di interessante...
senti, scusa la banalità, hai messo tante citazioni dotte, ma se intanto cominciassi a dire chi sei, o espertissima delle cose umane? grazie, aspetto con fiducia

M. ha detto...

anonimo/a che mi scrivi "che succede?", che chi sei e cosa intendi? grazie

Anonimo ha detto...

quanto al "genere" dell'anonimo/a scrivente (se maschio o femmina), come sai, i consigli non richiesti vengono in uguale misura sia da uomini che da donne - e nessuno dei due in genere poi li segue - anzi spesso producono l'effetto contrario .
Ho scritto di getto, senza pensare che il blog è aperto a tutti, e altri potevano leggere i commenti, non volevo offendere.
Mi spiace avere avuto l'impressione, leggendo gli ultimi testi postati, che tu non fossi troppo felice - forse ho sbagliato, era solo letteratura (in fondo sei un poeta, no?)
Tutti siamo contemporaneamente a Nord di qualcosa, e a Sud di qualcos'altro (scusa la banalità)- qualsiasi definizione (e relativi luoghi comuni...) detta/pensata da creature che abitano su una sfera, suona un pò ridicola, non trovi?
ciao da nord/sud, e buona continuazione del viaggio

M. ha detto...

grazie dello scritto, non mi hai offeso, perché?
continuo a non capire molte cose, che evidentemente non vuoi proprio chiarirmi, vabbè
Non c'entra che tu abbia sbagliato o no sulla felicità... è che viaggio come riesco
e interagire con te fa parte della ricerca, la vita mica è una gara, no?
peccato tu voglia restare anonima e un po' maestrina, cara donna, (ribadisco che questo è il vostro marchio)
vieni fuori, ciao

Anonimo ha detto...

Tu, o misterioso M, non sei, per questa tua iniziale, meno anonimo di me, non ti pare? inoltre anche se ti scrivo qui i miei dati anagrafici, essi non ti direbbero nulla di più, non mi hai mai visto/a, non mi conosci, quindi a che pro fare coming out?
Che differenza fa se ti dico che mi chiamo Giuseppe Lacommare e sono di Lamezia Terme, o Carla Bruni e ho sposato il presidente della Francia? Potrei inventarmi qualsiasi identità, lo sai bene.
Ma se proprio insisti, facciamo che sono il tuo Avatar (maschio o femmina? giurerei femmina. Dimmi, come sono? …..ci sono : 27 anni, bionda, pelle chiara, un tipo nordico - la tipa del tuo ultimo post, sputata - fisico statuario ma non troppo, mise di una eleganza “trasversale” - diciamo tra il lascivo e il raffinato - e molto, molto sexy - come vado?)
.....e, da brava maestrina-con-la-penna-rossa, espertissima di umani vizi e virtù, ti prendo spesso a bacchettate sul culetto, quando sbagli la sintassi .
Va bene, ora poso il nerbo di bue e……stavamo dicendo?
Ah, il Grand Tour alla Ricerca della Felicità Perduta.
Sai, io, nella mia (tua) second life, mi sono trovata benissimo seguendo unicamente il mio Istinto (posso fare una citazione di Immanuel Kant? meglio di no, dici? va bene) – che è a metà umano e per il resto molto animale – dato che è molto più veloce e accurato di me nel valutare persone e cose.
Mi dice che non posso/devo mai perdermi di vista, inutile tingermi di rosso se sono bionda, i capelli ricresceranno sempre come cazzo gli pare, se sono un ragioniere nato, inutile pretendere di trasformarmi in Picasso (‘a ridaje !), se ho una fervida fantasia e vivo poetando a dritta e manca, perché la realtà così com’è mi pare spenta e bruttina e trovo necessario “aggiustarmela” un peletto, inutile insistere a vedermi come l’aggressivo manager di una società di brookeraggio (lasciamolo fare alle nostre mamme, che, appunto in quanto tali, non fanno testo ) – sarò sempre infelice, perché sono not-connected con la mia parte più profonda, la più vera.
Non dico che, da agguerrito manager, debba per forza essere cieco e sordo alle finezze del poetare, no, una cosa non esclude automaticamente l’altra, ma credo si ottengano risultati migliori (in termini di felicità ed “economia” di sforzi) accompagnandoci semplicemente dove dovremmo essere, nella nostra Isola Felice (e non ce lo devono dire gli altri qual è).
Dici “vado a prendermi, ovunque io sia andato” – vedi che i conti tornano? Alla fine qualcosa di noi ci sfugge, e torna sempre dove voleva essere, fin dal principio – lo sapevamo già da bambini, forse, quello che avremmo dovuto/potuto essere.
Io, almeno, l’ho sempre saputo, e ogni sforzo profuso per essere altrove/altrimenti non è servito a nulla, salvo svuotarmi di energie, gettarmi in uno stato di noia-depressione-ansia-rabbia e, in sostanza farmi perdere un sacco di tempo, perché tanto ritornavo al punto di partenza (e poteva essere altrimenti?)
Non è facile lasciarsi travolgere da se stessi, ma quando ci si riesce diventa tutto più leggero, si ama di colpo tutto il mondo, così com’è.
Io non so dove dovresti essere, e dovunque tu sia andato a prenderti, spero che ti ritrovi, e soprattutto che quello che trovi TI PIACCIA, è fondamentale.
Da lì a seguire se stessi ne passa, ma qualche mattone si può iniziare a buttarlo giù giusto, se la direzione è finalmente chiara – io, leggendoti, ho come la sensazione che la tua direzione non sia ancora chiara – ok, matrimonio in fumo, ecc…..non è certo il massimo (…..e se invece era quello che profondamente VOLEVI? Nel senso che tutto il tuo fare/non fare sapevi che alla fine ti avrebbe portato lì, perché non era quello che cercavi? Inutile macerarsi a posteriori, siamo sempre maledettamente NOI a determinare l’esito finale, dato che non riusciamo a dimenticare la nostra Isola Felice – a meno di non rischiare la nevrosi, o, peggio, la schizofrenia – che accade, appunto, quando lo sdoppiamento protratto e coercitivo diventa, purtroppo, patologico)
Ti auguro di tutto cuore di riuscire a “trovare” e poi a “fare spazio” al vero M, chiunque egli sia, non temere alcuna conseguenza negativa, non cadrà il mondo per questo (come scrive Thoreau : fai come la natura, che non si scompone per ogni ala di zanzara che cade….al massimo ci sarà un ragioniere di meno e un poeta in più) e, soprattutto, non ascoltare i “vampiri” , né quelli che per paura, pigrizia o disistima personale hanno scelto l’infelicità comoda.
La felicità è, almeno all’inizio, SEMPRE scomodissima, poi, dopo gli scossoni iniziali, se sei sul binario giusto prendi velocità, e tutti gli eventi sembrano concatenarsi perfettamente l’uno all’altro, come se fosse la cosa più normale del mondo.
Purtroppo succede di non capire subito, si rinuncia a favore di una più confortevole infelicità, una vita “non spesa”, ma non ti preoccupare, malgrado l’apparenza, NON SI AVANZA DI UN PASSO – e dopo un pò si torna al punto di partenza, più “poveri” di prima (a volte in senso letterale!) con l’aggravante che si è colti da una stanchezza cosmica.
Dopo un po’ di false partenze e ritorni alla base ci ritroviamo pieni di acribia e sconforto al pensiero di dover ricominciare tutto daccapo, le scomodità iniziali della felicità pesano adesso come piombo, non siamo più disposti a riviverle, ed ecco che gettiamo la spugna – in realtà è solo colpa nostra, abbiamo perso tempo ed energia per raggiungere l’Isola Felice altrui.
Ricordi la citazione di Kostantin Kavafis: inutile fuggire la città, essa ti inseguirà sempre – M ti inseguirà sempre, ti tirerà per la giacca, finchè non lo ascolti.
Io non so se quello che ho scritto è chiaro, credo sia anche troppo lungo – ma tant’è, se sono l’Avatar sbagliato, puoi sempre rifarmi, come ti pare e piace – magari un bel marinaio tutto muscoli e poche parole, la prossima volta.
In alternativa, puoi tentare di far diventare la tua Second Life come la First, così sparirà la miss bionda, il marinaio muscoloso e tutto il resto, come per incanto – il mondo attorno, lascia che si aggiusti DA SOLO. Buon viaggio
Ciao M

M. ha detto...

cara te, mi dispiace davvero, faccio proprio fatica a seguirti o cercare di capire
amo le parole ma in alcuni casi è come se assordassero e il tuo è uno di questi
lascia perdere la tua identità se nn vuoi semplicemente dirmi chi sei, tu di me sai molto di più, a giudicare dai riferimenti che fai, pazienza
il fatto è che DAVVERO questo tuo sfuggire mi provoca il rifiuto automatico di ciò che scrivi
ovvero, mi tornano o non tornano alcune cose, come quando si sfoglia un mazzo di figurine (celo-manca), ma niente di più
non riesco a lasciarmi permeare, visto che cerchi di entrare molto nel mio vissuto o presunto tale, che valuti e consigli... non riesco proprio ad ascoltarti, nel senso vero del termine
continuo a chiedermi? chi diavolo sei e cosa vuoi?
tu lo faresti al posto mio? ascolteresti tout court? se qualcuno si mettesse a dare consigli e a cercare di interpretarti/indirizzarti e, come da brava bimba (lo riconfermo), darti le pagelle implicite, senza prima essersi qualificato? uhm...

hai presente quei venditori che blaterano e tu sei lì a chiederti dove vogliano andare a parare? che girano girano e tu aspetti che il tipo alla fine ti spari la cifra o venga fuori l'inghippo? ecco
mica li ascolti, li aspetti al varco
colgo tanta sagacia verbale, retroterra culturale, acutezza, gusto nel complicare le cose, bisogno di dirti che/dove/perché sei sbagliato e come migliorarti, e tutto questo mi riporta a una donna, più tipicamente
intelligente, interessante, ma che stanca col suo rendersi inutilmente (secondo me) inaccessibile e su un piano diverso dal dialogo, che fa equilibrismi lessicali per cercare tutti termini ambosessi per lasciare nel dubbio... via...

vabbè


forse tutti 'sti casini di seconda vita e Avatar nn ci sono nel mio Giro, mi pare più terra terra

tanti tuoi spunti interessanti mi stimolano a risponderti ma mi pare inutile vista la tua politica omertosa
sarà un'impronta della tua terra?

saluti

M.

Anonimo ha detto...

caro M, di te non so più di quello che hai con facondia messo al corrente solo qualche milionata di internauti (almeno di lingua italiana)- quindi vado a braccio – ma non è difficile capire che
1. hai avuto un matrimonio durato 19 anni e finito male, e la tua nonostante tutto ancora amata moglie (dal nome che significa pace, in greco? presumo Irene quindi), conosciuta all’uscita da messa un sabato 13 settembre 1986, dalla quale hai avuto due bambini (A. nata nel 99 e un fratellino che ora ha 11 o 12 anni) ti ha procurato un dolore indescrivibile lasciandoti – o l’avevi lasciata tu molto tempo prima, come a volte accade, senza volerlo né tu né lei – così è andata purtroppo.

2. perché scrivi:

sono solo
tanto stanco
logorato dentro
a volte crivellato di intenzioni
di movimenti continui
con la sensazione
allucinante
di girare a vuoto
di ricadere sempre
nella stessa trappola
di una ricerca sbagliata
o senza fine

……………e poi ti risenti se qualche lettore
Tenta di dirti non che/dove/perché sei sbagliato (e quindi di migliorarti) ma di confermarti

“che questa vita è una coperta corta
un po’ per tutti” e prova a darti un po’ di aria?

Magari aria rifritta per te, non dico di no – ma come dici, “ognuno ama come è capace (o dà quello che può).

Di più “non posso” – io viaggio da sola (e va bene sono una donna, contento?) non voglio zavorre, per ora, tanta è ancora la strada da fare per l’isola felice (la mia) e non voglio le interpretazioni/indirizzi altrui (anche perché non li ho chiesti, e di solito un compagno di viaggio agli incroci prenderebbe a destra mentre io a sinistra – è giusto, normale – distogliendomi dall’obiettivo o gettandomi nel dubbio sulla giustezza della meta)
Questo risponde alla domanda “chi diavolo sono e cosa voglio?” – forse no, ma perché ti innervosisce ciò?
Se quello che ho scritto ti scazza , pazienza, non volevo certo darti pagelle, né indirizzarti o interpretarti.
Cosa ti aspetti da un blog? Che ti si legga, e non si risponda ?(nennun’altro ha scritto commenti, finora) – che cos’è un blog? Una versione a senso unico della chat?
Tu parli di te, sapere di me faciliterebbe il dialogo? Perché? Forse sono io che non capisco.
Forse scrivi per leggerti da solo.
Io viaggio da sola – e tu parli da solo .
La mia terra non c’entra con la politica omertosa – forse con il gusto del complicare le cose, ovvero di vedere il nostro lato B, la doppia cittadinanza che tutti abbiamo su questa terra – che ci fa desiderare di essere altrove rispetto a dove siamo .
Ciao M – non serve che rispondi più, all’incrocio giro a sinistra.

Ops, dimenticavo (non me ne volere, non mi priverai dell'ultima citazione, no? è un augurio reciproco, non un consiglio)

Habe Mut
Dein eigenes Verstand
Zu bedienen
(Immanuel Kant)

(Abbi il coraggio
Di servirti solo della tua testa)

M. ha detto...

cara T, mi fa piacere sentirti
è bello sapere che sei viva e agguerrita - come sempre - e questo fa passare in secondo piano qualsiasi considerazione su ciò che mi hai scritto e come

chissà perché cercare di sembrare qualcuna che non mi conoscesse... di cosa avevi paura?

comunque, nel caso ti servisse, ti confermo che è sempre un piacere sentirti o leggerti, anche se negli ultimi tempi ho avuto l'impressione che questo fosse unilaterale, visto che i (pochi) tentativi di comunicazione li ho sempre iniziati e non hanno avuto seguito dopo la prima risposta

la mia mail di lavoro sul web non esiste più ma puoi scrivermi a m@girodelmondoin80donne.it, se vuoi evitare il confessionale urbi et orbi (io lo preferisco)

non so a cosa serva un blog, nel dettaglio... va bene a tutto, ma il tipo di dialogo che hai cercato di avviare, secondo me, si presta più a una conversazione privata

io scrivo per... boh, ne ho bisogno, non so molto altro

molte delle cose che mi hai detto e scritto tempo fa (su me & dintorni) le ho capite subito, altre le ho capite dopo, altre ancora, forse, devo ancora capirle
cmq nn sono andate sprecate, né le ho dimenticate, ecco

e può darsi che, tra le tante cose azzeccate, alcune fossero sbagliate... sarebbe normale, io di stupidaggini ne ho fatte e dette tante, quindi ci sta che qualche cosa tu nn l'abbia centrata in pieno

sento che ti porti ancora dietro un po' di quel padreterno giudicante che hai succhiato a piene mammelle e che purtroppo mi sembra appesantire la tua bellissima mente, sempre acuta, e soprattutto la tua sensibilità fuori dal comune

tutte le cose che mi fai notare hanno il retrogusto di un rimprovero, hanno l'indice puntato anche quando sono tese ad aiutare, e questo è gratuito, è proprio il marchio di fabbrica che tanto ti ha fatto male ma da cui è difficile, penso, staccarsi da soli, senza cioè l'esperienza di un po' di tenerezza duratura
di una relazione diversa, di coppia o comunitaria

anche se strabordi di frasi sul soli, essere soli, fare da soli... sì, certo
soli ma in comunione

e qui provo il dispiacere di non riuscire, o non volere, o non sapere, essere per te una parte di quella tenerezza gratuita, nonostante ci abbia provato molto...

anche tu hai provato ad amarmi, credo molto più profondamente di chiunque altro... non è bastato per creare una relazione stabile... infatti non basta

chissà cosa serve a, cosa basta per, cosa costa fare tutto ciò...
tu lo sai, l'hai capito?

vabbè

ti abbraccio
a presto

M.

Anonimo ha detto...

no, non l'ho capito, ancora.
E forse mai.
Ovvero, cosa costa lo so, ma cosa serve, cosa basta, no.
Per questo ho rinunciato.
Mi rimane solo il rammarico del tremendo errore di sintassi del nostro rapporto (dove ho messo lo scudiscio?) - diversamente potevamo essere (e forse rimanere) grandissimi amici - non è facile trovare cervelli con più di due neuroni in giro, di questi tempi, con cui confrontarsi.

mi spiace che da quello che scrivo filtri sempre (nonostante i miei sforzi di metterla sull'ironico innocuo) il rimprovero - ti giuro che non lo faccio apposta, davvero, ma tant'è, ormai sono come un metallo a memoria di forma, difficilissimo o forse impossibile uscirne.
C’è chi ha un handicap nel fisico, io ce l’ho nel rapportarmi o nel “comunicarmi” agli altri, e come i primi credo di dovermelo tenere, peccato - forse potevo dare tanto – sono come Beethoven quando divenne sordo, o Monet cieco, hai presente le "prigioni" di Michelangelo? umani che si dibattono nel marmo, imprigionati dallo stesso materiale di cui sono fatti senza riuscire ad uscirne.
Dici che ti ho amato? Io credo ora (anzi, lo so) che fosse Altro, purtroppo c’era di mezzo la faccenda maschio-femmina, che nel nostro caso c’entrava come i cavoli a merenda.
Forse nella prossima vita nasceremo tutti e due dello stesso sesso, ci incontreremo e potremo essere amici senza voler ricoprire per forza tutti i ruoli, mangiandoci a vicenda (ma era colpa della fame atavica)

Fin qui niente confessionale, almeno da parte mia (ma in fin dei conti ti sei confessato a iosa, nel tuo blog, chi ti conosce può sapere di te quasi in tempo reale…….sappi che ci sono capitata per caso, dopo moltissimo tempo che non lo facevo ho digitato 80 invece di ottanta, e l’ho trovato – per codardia o per non soffrire non ho mai letto la parte che mi riguarda, non me ne volere)
Non so che dirti di più, tranne che sono contenta/o di aver saputo che esistevi, da qualche parte – il mondo può anche essere vivibile, dunque –
Da parte tua, nonostante i “buchi” reciproci, sei riuscito comunque a darmi tanto, tantissimo, più di chiunque altro, non dubitarne neanche per un attimo.
Gruss dich Gott, mein lieber Freund
T

M. ha detto...

non conosco, purtroppo, molte altre donne che potrebbero scrivere (e prima di questo pensare, intuire, sentire, soffrire) come te, e me lo riconfermi

una di queste rarissime, che conosce la tua/nostra storia, mi ha spesso chiesto se ti avevo sentito o meglio, se mi ero fatto sentire da te... sa, capisce, riconosce quanto mi hai dato e in qualche modo intuisce la ferita da cui ti muovi... sì, i prigioni di Michelangelo... è l'immagine che ho scelto per le Stagioni del padre - Inverno

l'unica cosa su cui disaccordso, se così si può dire, è l'amicizia impossibile... ce lo siamo detti diverse volte, credo il legame, l'interazione, sia speciale, è un fatto di sponda... TM resta... una relazione, forse, almeno per la nostra forma (metallica, già...) non si riesce a fare se mancano delle misure, ma si può amarsi, nel senso più semplice del termine, in tanti modi... tolti dei campanelli di allarme che hanno suonato, con qualche anno e passo in più, io credo che siamo in grado di volerci molto molto bene e di condividere ciò che siamo davvero... uomo e donna, con tante sfaccettature in più o in meno della media, forse, nei campi meno esplorati della nostra mascolinità/femminilità...

mi manca la tua storia recente, anche le persone e i luogi reali e interiori che, grazie a te, ho conosciuto... se le porte sono aperte per me sono tesori

e ciò che scrivo qui a volte, o forse sempre, nasce anche dal desiderio (pia illusione) di non far morire cose preziose, le persone, le donne della mia vita, soprattutto... è una delle (tante) eredità che, tramite il "tuo" Herman Hesse, mi hai lasciato, e che custodisco

sei e resti sempre T
anche i bimbi ogni tanto ti rammentano, sai?
ti voglio bene, ciao

M.

Anonimo ha detto...

Anch’io ti voglio bene, ma la mia storia recente faccio un po’ fatica a condividerla con te, che mi hai trovata in un momento di passaggio della mia vita, in cui tutto era ancora in nuce, incompleto, e vedendo troppo da vicino le singole pennellate non hai visto il quadro nel suo insieme (anche perché c’era solo il disegno preparatorio) – come faccio a spiegarti? Come faccio a spiegarmi? Anche di questo mi rammarico. Quando ti ho scritto “non mi hai mai visto, non mi conosci” intendevo proprio questo – non era fingere di essere qualcun’altra.
Essere qualcun’altra – già, a proposito – vogliamo parlare di quante volte hai detto che nello scritto sono una cosa, e di persona un’altra? Non credo esista opinione che possa ferire di più, anche per questo sono scomparsa ritirandomi su, “in montagna”, lontano e “sopra” tutto quello che era successo - in un post dici che ami chi ama la montagna, ma credo tu lo dica così, à la distance, non so se ameresti la vita a cui ti costringono gli ambienti estremi (e, per estensione, gli obiettivi estremi) - la Montagna è maestra muta di discepoli silenziosi, insegna a liberarti da tanti pesi inutili (come cammini altrimenti?), a razionalizzare le risorse, a non permettere a nessuno di umiliarti (=farti sentire sbagliato, indebolendoti) e a puntare dritto all’obiettivo, stando bene attento a dove metti i piedi, specie quando cammini sul ciglio perché è l’unica possibilità, e non puoi permetterti errori .
E’ un cammino lento, lentissimo, la meta non si vede (e non la vedono neanche gli altri), ci sono tante soste da fare, a volte si cambia sentiero perché quello che si percorre è troppo impervio, si provano altre soluzioni, il sentiero stretto e a volte si è costretti a fare un pezzo di strada con persone sgradevoli o faticose da reggere e delle quali ti liberi a fatica (dovresti correre più forte, ma sei in salita…) – ma sai, a me la durezza piace, è sempre piaciuta (perfino fine a se stessa), anche questo come te lo spiego? Non ne faccio una questione di merito, è forse una questione culturale, non so. La durezza mi raddrizza la schiena, mi fa chiaro il pensiero, mi costringe a semplificare e, soprattutto, mi libera dalle seghe mentali che azzoppano troppo spesso menti più brillanti della mia.
Non vorrei tu dimenticassi l’imprinting indelebile che hai avuto tu dalla tua terra, dolce, bellissima, feconda, dove da secoli circolano idee, artisti, cultura, possibilità, e io dalla mia (aspra, rocciosa, disabitata, fredda ma bellissima pure, hai voglia a cavarci di che sopravvivere, hai presente d’inverno i campi con 20 sotto zero? ecco) come possiamo anche solo assomigliarci? – io non potrò mai essere come te, per quanto mi sforzi (ma perché devo farlo?) – il mio stile asciutto e calvinista (“nodoso”) fa a pugni col tuo umanesimo levigato e fine (ma quanto mi piaceva il contrasto, che sorpresa per me il vostro approccio possibilista, sfaccettato, dunque non c’era solo il bianco ed il nero?) ma mica si può essere tutti appiattiti sulla stessa visione no? Sarebbe noioso e soffocante, si ha bisogno di aria, si ha bisogno del confronto con chi respira “altro” vero? Per me è così.
Sono tutt’ora puntata in direzione della delocalizzazione “a macchia di leopardo” come la chiamo io, l’ho sempre desiderata, ma questo richiede una lunghissima preparazione - dopo il periodo catastrofico seguito alla nostra storia (la gelosia dei “miei” uomini nei tuoi confronti l’ho pagata cara, c’è chi ha devastato tutto il mio lavoro, ci ho messo un anno intero a ricostruire) ho cercato di consolidare quello che avevo cominciato, di eliminare quello che non serviva, di far fuori i “nemici” (e non ho avuto pietà, stavolta) ora il binario è riparato e sgombro, ho due progetti importanti a cui lavorare, con persone nuove, e ho tenuto, per sicurezza (come fa uno scalatore – muovere sempre un arto per volta, gli altri tre ancorati alla roccia) un piede nelle cose “vecchie”, procurando di mantenere la sovranità sulla mia vita e il mio tempo. Questo in estrema, asciutta sintesi, dato che siamo ancora nel confessionale pubblico (non vorremo mica deludere qualche nostro occasionale spettatore, no? Magari si sta appassionando alla vicenda, oppure qualcun altro potrebbe avere qualcosa da dire, potrebbe essere divertente)
Per questo la durezza “nordica” mi è così cara, diversamente la vita a queste latitudini mi pare inconcepibile – è diventata la mia cifra, il mio marchio indelebile – anche se sono consapevole che va bene per ottenere risultati, ma è, purtroppo, totalmente fuori luogo (e fuori scala) nei rapporti umani – troverò mai qualcuno che lo capisce, mi vuole bene lo stesso, e mi aiuta a rilasciare i muscoli contratti, a far tacere l’allarme, anche solo per un pò? Che mi dica che è ora di cessare il fuoco, che la minestra è pronta, che in cielo è spuntata la luna? E soprattutto che va tutto bene, anche se sbaglio, fallisco, diserto, mi ricredo? Forse qualcuno come me? Forse qualcuno diverso da me? Non so.
Quello che so con certezza, è che non posso cambiare costume, ci ho provato ma mi fa sentire un pesce fuor d’acqua, inciampo, zoppico, sono goffa come un ippopotamo con il tutù di tulle rosa. Capisci? So che capisci.
Per me sei stato una finestra aperta su un altro mondo, che non conoscevo, lontano eppure così vicino – comprensibile e incomprensibile – di cui avevo desiderio e paura al tempo stesso – ma perché no, infine? Per ogni porta che si chiude se ne aprono SEMPRE altre, solo che il bello sarebbe capirlo prima, non dopo, aiuterebbe ad accettare il rischio di “impresa”. Saprò accettarlo, andando avanti? Anche questo non lo so (vedi quante cose non so?)
Non siamo tutti uguali, ovviamente, e non abbiamo tutti gli stessi bisogni: Picasso (sempre lui!) cambiò più volte vita/donna/casa/città/amici e si cimentò in tutte le tecniche artistiche umanamente possibili – Morandi non si spostò mai dalla sua Bologna e dipinse sempre e solo gli stessi barattoli e bottiglie la cui composizione variava di pochissimo, sullo stesso scaffale o tavolo - eppure raggiunsero tutti e due risultati eccelsi, di folle visionarietà e bramosia della vita l’uno, di estrema e rarefatta raffinatezza l’altro. Come preferire l’uno all’altro? Io non ci riesco.
Spazio per amicizie ce n’è, ma dato che il sentiero qui è stretto e periglioso, devo necessariamente stare attenta a non perdere l’equilibrio, non è per sfiducia, ma (e qui cambio metafora, contento?) se do tutto il mio olio a chi non ne ha, prima o poi la mia lampada resterà vuota, e io sola e al buio – l’amico-amica lo capirà? Ho sempre avuto energia da vendere, posso anche farmi vampirizzare un po’ (ci si vampirizza sempre tutti a vicenda, ma finché il bilancio dare/avere è in pari va anche bene) così la caldaia cala un po’ di pressione….ma fino a quando il carburante non finisce sotto il livello di guardia, poi taglio i polloni, ho un istinto di sopravvivenza altissimo, anche se non vivo sempre sulla difensiva, ci mancherebbe , con l’eccesso di controllo finirei divorata dalla paura.
Mi pare di aver scritto anche troppo su me, ti basta? Per notizie su persone e luoghi hai ragione, meglio la mail.
Ciao – baci agli adorati, bellissimi bimbi.

M. ha detto...

sn rientrato ieri sera a FI, purtroppo ho brevissimi spazi per connettermi e nn sono riuscito a risponderti prima, né posso farlo adesso come vorrei, mi dispiace, il tuo msg è bellissimo...

solo un flash: tra le cose che scrivi e negli intelinea, dove descrivi tanto di te e dei tuoi dintorni, percepisco cose vecchie e nuove, una grande ricchezza che seppure a me ben nota, mi stupisce sempre, ma in particolare ri-trovo come un... vediamo se riesco ad esprimerlo... uno sforzo, costante, estenuante, di affermare chi sei, quanto vali...

ecco...

ho riletto giorni fa la lettera che scrissi in persona tua a tuo padre, l'avevo stampata ed è saltata fuori durante l'ennesimo minitrasloco...

mi resta, anzi mi è aumentata, la sensazione che il nodo della tua vita resti quello, semplice semplice, al di là delle cose titaniche, seppure spesso silenziose, che fai/cerchi/ricrei... come va lì? sei riuscita a dirgli le cose che hai da dirgli da una vita?

io, dopo centinaia di fiumi/fiordi/laghi e silenzi di Norvegia, durante il mio viaggio al Nord, ho rivisto chiaro il mio bisogno di far Pace con la mia ex moglie, pace di un abbraccio mancato, intendo, da tanti anni, ben prima della separazione, e ci parlerò in questi giorni

i bimbi ti salutano e io ti abbraccio, ciao

M.

Anonimo ha detto...

leggo solo ora il tuo msg - me ne sono tenuta per un pò a distanza, lo confesso
davvero sembra che affermi continuamente quanto valgo ecc?....si vede che ho visto troppe volte il film "per chi suona la fanfara" - eppure non sono la sola, non mi pare di averne visti pochi, di personaggi autoincensantisi (sarà giusta? così lunga, scrivendola mi son persa un pò)dicevo, che si auto-incensavano, su un certo podio, un certo (sfigato) 5° giorno dell'undicesimo mese di un certo anno. Complicato dirai - bè si, effettivamente, ma ci abbiamo fatto sopra un giochetto di cabala che si è rivelato funesto - intendo che, a volte, se uno non lo dice, quello che fa e dove e come, chi lo vede mai? Chiedo scusa per la cattiva impressione, che altro devo fare? sono felice che tu, di ritorno dal Nord, abbia visto chiaro il bisogno di abbraccio con I - davvero - ma non aggiugo altro, potrei rischiare qualche parola di troppo su un rapporto di cui so poco o nulla, e non è giusto. Buon viaggio e buon mini-trasloco, spero ti trovi bene dove sei. T

M. ha detto...

nn sn riuscito a spiegarmi... nn era una cattiva impressione, anzi... magari salisse più spesso un po' di incenso verso noi stessi, così tanto x ricordarsi che ci vogliamo bene... volevo solo dire che sentivo nelle tue parole un bisogno di affermare, di spiegare in un certo modo il perché e il percome delle tue cose... come se non fossero già di per se stessi chiari, validi... come se tu cercassi conferma dall'esterno, e questo mi ha riportato alle considerazioni su tuo padre e la lettera... tutto qui. Le tue cose valgono il parlarne, sn sempre interessanti, originali, soprattutto tue, nn mi permetterei mai di scoraggiarle. Piuttosto nn ho capito il riferimento di cabala... ma che è?

Anonimo ha detto...

il 54
il 4 e 5 dell'undicesimo mese
il Biglietto n.
il Bagno n.
il Letto n.
ED
(e io avevo aggiunto la Legge n.)

mi/ti ha portato sfiga, nel passato prossimo e pure in quello remoto
meno male che hai rimosso......
scherzavo!
ultimamente mi diverto a complicare.
Tu sei andato a Nord, io a Est, a cercare le mie origini - sto trovando brandelli di famiglia dove ho sempre immaginanto che fossero, quando avrò completato il Grande Mosaico con tutti i pezzi lo porterò da ED - e finalmente riuscirà ad accettare la sua parte silente, quella che ha sempre repressa, vergognandosene - credo di essere l'unica a conoscerla.
il mistero si infittisce dici?
a chi lo dici....
t

M. ha detto...

ah, sì...
no, nn avevo rimosso, forse era troppo incasinato, vabbè
cmq i numeri e il resto li ricordo bene, in realtà di te ho scritto in ben 3 stream dentro il Giro del Mondo, di roba ce n'era tanta ed è sempre lì

origini dell'est? ah, interessante... sei tu che mi hai insegnato, più di chiunque altro, a ricercare le radici delle persone, a tenerne conto per comprenderle meglio.. spero che il mosaico ti e vi serva davvero per dialogare, ma confido più in un cartoccio di tenerezza coraggiosa: per disarmare qualcuno che ha paura, pare più efficace deporre le armi piuttosto che metterlo con le spalle al muro... che ne dici?

sto per scrivere l'estate del padre, ora che finisce... la parola-chiave stavolta è luce, il nord estremo è stato soprattutto luce ed acqua

tuttora la notte buia mi fa strano, 16 notti in Norvegia d'estate ti entrano dentro per sempre, è come se sapessi che esiste una luce perenne e che le distanze non formano segmenti...

poi mi spieghi meglio dell'est?

baci, ciao
M.

Fai il giro del mondo e fai girare il mondo...

lascia un messaggio un commento quello che vuoi a M o a una delle Donne o a chi commenta o a chi vuoi...