senza titolo
sognava di fare la ballerina... veniva da un paese lontano e si struggeva al pensiero di vivere il suo sogno, che immaginava nei minimi dettagli e sentiva parte di sé: poteva percepire la cadenza dei suoi passi, l’armonia dei movimenti di ogni parte del suo corpo, il fluire della musica e l’incanto del pubblico che seguiva senza fiatare i suoi gesti... ma la sensazione più bella era quella dei suoi piedi, forti e leggeri, che le davano appoggio e la facevano volare
un giorno, mentre si recava a lezione di danza, vide in una vetrina una cosa stupenda, che la calamitò immediatamente: un paio di scarpette di raso, bellissime, come non le aveva mai viste... ma le riconobbe all’istante, come se fossero state le sue, da sempre... si attardò fino a perdere il senso di dove fosse, e arrivò a lezione già iniziata, con un’inquietudine dolce e dolorosa dentro, che non aveva mai provato...
adesso aveva un pensiero fisso, in tutto ciò che faceva... sentiva, immaginava di indossare quelle scarpette, di sentire il loro tocco sulla sua pelle... cominciò a desiderare ardentemente di possederle, di calzarle e ballare con loro... e ogni giorno trovava un motivo per passare di fronte alla vetrina e si incantava lì davanti, ammirando la qualità così diversa, così nuova per lei, delle “sue“ scarpette...
ma avvertiva anche questo senso amaro di impotenza, dentro... si ingegnava di inventare soluzioni per poterle davvero avere, un giorno, ma alla fine restava sempre a guardarle, struggendosi...
un giorno, animata da un’insolita dose di coraggio, si fece forza ed entrò nel negozio... si vergognava molto e fu più volte sul punto di andarsene ma la commessa, una signora di mezza età dall’aspetto gentile, le rivolse un sorriso molto bello, caldo e con un pizzico di ironia, e le chiese se volesse provare le scarpette che erano in vetrina...
la ragazza la guardò e arrossì... come aveva fatto a indovinare? annuì con la testa, senza aprire bocca...
la signora, con calma, si avvicinò alla vetrina, invitando la ragazza ad appressarsi a sua volta... le scarpette, di un rosso bellissimo, erano appoggiate su un cuscino color avorio, sotto la luce di un faretto
- sono tanti giorni che ti vedo attraverso il vetro... ti ho guardata con attenzione, mentre ti bevevi con gli occhi queste scarpette, e non posso darti torto... sono straordinarie, hanno in sé la forza e la dolcezza, la ricchezza e l’essenzialità... vengono da lontano, sai? sentile, annusale...
chiuse gli occhi, mentre annusava l’odore del tessuto, delle vernici, delle sostanze di cui era impregnata la piccola calzatura, con bellissimi lacci per sorreggere la caviglia... odore di buono, di materiali di prima qualità, così diversi... eppure così familiari, così, ancora una volta, dentro di sé...
la prese nelle mani e, istintivamente, la portò al cuore e la strinse, chiudendo gli occhi, respirando piano...
ruppe l’indugio, ancora una volta, la signora
- provale – le disse, - indicandole uno sgabello – sembrano della tua misura, vero? –
sì, era vero, e la ragazza lo sapeva...
si sedette lentamente e si tolse una delle sue scarpe, poi si fermò
ora la ragazza sentiva quel senso di inquietudine, di amarezza, così forte, dentro... era di fronte alla cosa più bella che avesse mai visto, qualcosa che desiderava così profondamente, inesorabilmente... ma il pensiero di non potersela permettere la paralizzava e...
la ragazza piangeva delicatamente, senza singhiozzi... le lacrime le salivano lentamente al margine degli occhi e da lì le rigavano il volto, colando giù...
- non ti piacciono? – ma lo chiese solo per rompere il ghiaccio... aveva capito
- ascolta – le disse – forse so cosa stai pensando, di cosa hai paura... ma... provale... sappi cosa sono, cosa significano veramente per te... potrei dirti tante parole, ma... niente vale come... –
si chinò e, con molta delicatezza, le calzò la scarpetta e annodò i nastri alla sua caviglia
la ragazza restò ferma, seduta, guardando la “sua” scarpetta, tutt’uno con il suo piede... la sensazione era bellissima: tutto nuovo, imparagonabile, eppure, ancora una volta, tutto già noto, già dentro, già suo... mosse piano le dita del piede, così protette, raccolte, come semi in un baccello... libere e contenute, sentiva il suo piede così bene, come... abbracciato, con una grande forza che però non la opprimeva: la sosteneva
iniziò a ballare... piccoli passi, delicati ma non timorosi: le scarpette sembravano voler danzare con lei, essere danzate... la ragazza aumentò l’intensità dei movimenti... stava sulle punte: mai, come questa volta, le era sembrato facile farlo... volteggiava come se non avesse peso, come se davvero qualunque figura, adesso, fosse possibile
danzò, non sapendo quanto e come... e fu bello, e fu suo
arrivò, poi, il momento di togliersele... il senso di nudità, di freddo, fu così insolito, così strano, fortissimo... quando infilò di nuovo le sue solite scarpe, le sentì strette, diverse... estranee... perché?
la signora stava in silenzio e la guardava negli occhi
aspettava una domanda, un gesto, che non arrivò mai
la ragazza ringraziò, salutò e uscì, voltandosi indietro per vedere le “sue” scarpette tornare in vetrina... attese un po’ ma non arrivarono... forse la signora aveva qualcosa di urgente da fare?
alla fine se ne andò, con un senso crescente di vuoto, di amaro dentro
sì, la signora aveva davvero qualcosa da fare... stava impacchettando le scarpette in una scatola decorata...
le aveva già preparate per lei, aspettava solo che la ragazza le chiedesse il prezzo... gliele avrebbe cedute a qualsiasi cifra lei avesse offerto... avrebbe accettato anche del lavoro, un baratto, qualsiasi cosa purché la ragazza dimostrasse davvero una ferma volontà di averle... erano sue, si capiva, fatte per lei, e non avrebbe mai negato ad un sogno di realizzarsi... ma sapeva anche che è inutile dare a qualcuno qualcosa che non è pronto a ricevere, a fare proprio... impossibile scegliere per un altro
anche lei era stata ragazza, aveva sognato e aveva perso un amore grande per non aver osato, per non aver creduto, per non essersi stata fedele nel momento in cui la vita, in modo insolito e rischioso, le aveva offerto l'opportunità di viverlo...
lo rimpiangeva ancora, questo amore non vissuto, ogni giorno di più, nonostante le tante pagine belle sfogliate poi, nella sua vita...
sapeva fin troppo chiaramente, ormai, che per quanto possa essere doloroso un pianto, non è mai amaro come un rimpianto...
aspettò una parola, un gesto...
ma la ragazza non chiese, non varcò più la soglia del negozio... continuò a restare fuori, per molto tempo... appoggiata al vetro, che si appannava al suo respiro... così vicino da non poter vedere la sua immagine riflessa, sempre la stessa, ogni giorno più cupa... non se ne accorgeva perché i suoi occhi fissavano un cuscino color avorio, vuoto...
finché un giorno non fu più vista: era tornata al suo paese
non diventò mai una ballerina
non seppe mai di una scatola decorata, con dentro le “sue” scarpette, pronta per lei, oltre la soglia del suo riflesso...
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Una canzone per te:
Elisa, Eppure sentire
paura di me...

1 commento:
Signor (Prof.) Marco Picchianti...Lei è veramente bravo...L'ho fatto leggere pure a mia madre e quasi aveva le lacrime a gli occhi...Dovrebbe fare lo scrittore :) ...Unsaluto... Giacomo Zappalà
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