senza nome (temporanea-mente)
ho provato a dare un nome al tuo silenzio, al tuo non rispondermi, così, per battezzarlo e legittimarlo, dato che sono diversi giorni che mi guarda e io non so come chiamarlo
né cosa farci, soprattutto
ne ho passati in rassegna alcuni, cercando di non pensarci troppo, perché di solito le cose sono semplici semplici nella realtà e complicatissime nei pensieri
ho scartato “dimenticanza”, “mancanza di credito al cellulare”, “tante cose da fare”, perché sono anonimi, banalissimi... vedo che vanno alla grande tra persone di cui non me ne frega nulla, con cui il livello di conversazione è gentilezza innocua... via
ho scartato anche “imprevisto” ed “emergenza”, che mi piacevano, segretamente, un po’ all’inizio: mi sono sorpreso a sperare ti fosse successo qualcosa di grave-non-grave, per salvare l’onore di entrambi... ma sono nomi di un giorno, poi non reggono, diventano ridicoli, indecorosi
“stronzaggine”, a dire il vero, era il più ricorrente, quasi istintivo, direi: un silenzio chiamato stronzaggine suonava bene, mi richiamava un’infinità di canzoni, poesie, lamenti vari di cui bene o male mi sento anch’io imbevuto... e devo dire che, sebbene non mi piaccia, sebbene non lo voglia dare, un po’ mi resterà dentro comunque, magari come soprannome...
“paura”... eccolo, l’ho detto;
un silenzio chiamato paura... ma di cosa? di chi? già, questi sono nomi aperti
o chiusi, molto chiusi
in ogni caso hanno bisogno di un oggetto, o di un soggetto
e qui la mente si scatena... niente stimola i pensieri inesistenti più della paura... e, di nuovo, vuoi associare alla paura qualcosa che ti conduca a un lieto fine
dolcificante naturale
“paura di decidere”
“timore di coinvolgersi”
“paura di soffrire”
nomi composti, nomi complessi, nomi nobili, con casato e blasone
ci penso e ripenso, ma questo silenzio non mi pare così nobile... reggerebbe un nome così?
“paura di te”... ahi, questo funziona, logica-mente, giustifica tutto, riassume anche quegli altri... questo è un nome importante... troppo, per me
prematuro, anche
non posso darlo, da solo, va deciso in due
ho lasciato per ultimo il più difficile, per me: “indifferenza”
è un nome che ritorna sempre nella mia vita ed ha uno stesso volto, come nei sogni, sebbene rappresenti facce sempre nuove
questo silenzio lo chiamerò indifferenza?
dovrei, forse... ma non sono pronto
non sono mai pronto all’indifferenza, da una vita... forse da più vite... è la cosa che mi fa più male, dentro
lo so
ma sto crescendo
allora, come lo chiamerò il tuo silenzio?
non lo so...
non lo chiamerò
chiamerò te, al suo posto
ri-chiamerò te
chissà, forse i silenzi non vanno battezzati, né legittimati
o costretti a parlare
no
vanno lasciati crescere, anche loro
e lasciati andare
come me

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