ennesima donna: X. - ovunque - qualunque età nell'aprile 2007
non sono quasi mai
o molto raramente
a corto di parole
talvolta invece sono
a corto di fiato
a corto di coerenza
a corto di freschezza
di leggerezza
di dire non importa
tanto non è niente
ecco
stasera però
stanotte ormai
parole non ne ho
prosciugate finite
stando fermo
stando solo
sala d'attesa
basta attendere
mentre riprendo fiato
o molto raramente
a corto di parole
talvolta invece sono
a corto di fiato
a corto di coerenza
a corto di freschezza
di leggerezza
di dire non importa
tanto non è niente
ecco
stasera però
stanotte ormai
parole non ne ho
prosciugate finite
stando fermo
stando solo
sala d'attesa
basta attendere
mentre riprendo fiato
stasera
parlano Hesse e il suo Boccadoro
Destandosi, Boccadoro vide Lisa intenta a ravviarsi i capelli neri. La guardò, distratto, e ancora in dormiveglia.
Sei già desta? disse infine.
Ella si voltò di scatto, come spaventata.
Debbo andarmene ora, disse un po’ oppressa e imbarazzata. Non volevo svegliarti.
Ma ora sono sveglio. Dobbiamo già incamminarci? Abbiamo forse una patria?
Io no, disse Lisa. Ma tu appartieni al convento.
Non appartengo più al convento, sono come te, sono solo e non ho mèta. Verrò con te, si capisce.
Ella guardò da un lato.
Boccadoro, tu non puoi venir con me. Io devo andare da mio marito; mi batterà, perché sono rimasta fuori la notte. Gli dirò che mi sono smarrita. Ma naturalmente non lo crederà.
In quel momento Boccadoro ricordò che Narciso gliel’aveva predetto. Ed era proprio così.
S’alzò e le diede la mano.
Ho sbagliato i miei conti, disse, avevo creduto che saremmo rimasti insieme... Ma davvero volevi lasciarmi dormire e scappar via senza dirmi addio?
Ah, credevo che saresti andato in collera e che forse mi avresti battuta. Che mi batta mio marito, si sa, è giusto. Ma non volevo prender busse anche da te.
Egli trattenne la sua mano.
Lisa, disse, io non ti batterò, né oggi né mai. Non vorresti rimanere con me invece che con tuo marito, se egli ti dà le busse?
Ella diede uno strattone per liberarsi la mano.
No, no, no, gridò con voce piagnucolosa. E poiché Boccadoro sentì che il cuore della donna anelava a staccarsi da lui e ch’ella preferiva ricever percosse dall’altro che da lui buone parole, lasciò andare la mano; ella cominciò a piangere. Ma intanto si mise a correre. Con le mani sugli occhi lagrimosi, corse via. Egli non disse più nulla e la seguì con lo sguardo. Gli faceva pena vederla fuggire così sui prati falciati, chiamata e attirata da qualche potenza, una potenza sconosciuta, che gli diede parecchio da pensare.
Destandosi, Boccadoro vide Lisa intenta a ravviarsi i capelli neri. La guardò, distratto, e ancora in dormiveglia.
Sei già desta? disse infine.
Ella si voltò di scatto, come spaventata.
Debbo andarmene ora, disse un po’ oppressa e imbarazzata. Non volevo svegliarti.
Ma ora sono sveglio. Dobbiamo già incamminarci? Abbiamo forse una patria?
Io no, disse Lisa. Ma tu appartieni al convento.
Non appartengo più al convento, sono come te, sono solo e non ho mèta. Verrò con te, si capisce.
Ella guardò da un lato.
Boccadoro, tu non puoi venir con me. Io devo andare da mio marito; mi batterà, perché sono rimasta fuori la notte. Gli dirò che mi sono smarrita. Ma naturalmente non lo crederà.
In quel momento Boccadoro ricordò che Narciso gliel’aveva predetto. Ed era proprio così.
S’alzò e le diede la mano.
Ho sbagliato i miei conti, disse, avevo creduto che saremmo rimasti insieme... Ma davvero volevi lasciarmi dormire e scappar via senza dirmi addio?
Ah, credevo che saresti andato in collera e che forse mi avresti battuta. Che mi batta mio marito, si sa, è giusto. Ma non volevo prender busse anche da te.
Egli trattenne la sua mano.
Lisa, disse, io non ti batterò, né oggi né mai. Non vorresti rimanere con me invece che con tuo marito, se egli ti dà le busse?
Ella diede uno strattone per liberarsi la mano.
No, no, no, gridò con voce piagnucolosa. E poiché Boccadoro sentì che il cuore della donna anelava a staccarsi da lui e ch’ella preferiva ricever percosse dall’altro che da lui buone parole, lasciò andare la mano; ella cominciò a piangere. Ma intanto si mise a correre. Con le mani sugli occhi lagrimosi, corse via. Egli non disse più nulla e la seguì con lo sguardo. Gli faceva pena vederla fuggire così sui prati falciati, chiamata e attirata da qualche potenza, una potenza sconosciuta, che gli diede parecchio da pensare.
H. HESSE, Narciso e Boccadoro, cap. VII

2 commenti:
e' il tuo blog più bello, quello più vero, quello che viene dopo il narcisistico frastuono delle tue parole, l'irruenta imposizione di te della tua fisicità,è fatto di respiro e silenzio, è fatto del doloroso lutto che ci avvolge, della sottile domanda, a cui non troverai risposta, che ti porta a catalogare segnare riconoscere le donne che incontri, tu sempre che osservi sempre con occhio distante che ti salvi dalla partecipazione del sentimento attraverso l'analita descrizione di fatti ed eventi, tu sempre a distanza di sicurezza, siamo stati feriti dalla bellezza dell'amore che sembrava perfetto immutabile e potent, ma l'amore può finire, non bastare,lasciarci soli..
grazie del commento... non so, cara anonima (perché anonima?), ti ascolto... ma parli di te, in fondo? :-) un bacio
Posta un commento